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sabato 17 settembre 2016

Le "Grandi Intese" ai tempi della Grande Guerra

Protagoniste indiscusse del presente, le “grandi intese” tra partiti di ispirazione diversa nate per necessità elettorali non sono solo una prerogativa dei nostri tempi, così come le polemiche che attorno a queste nascono. Un esempio ci viene dato dall'amministrazione comunale di Palazzolo durante l’epoca di guerra, dove a governare era una coalizione tra Socialisti e Popolari.

Questa coalizione era nata nel giugno del 1914, a seguito alle elezioni in cui non era emerso un chiaro vincitore ed era nata «sembrava nata fatta per dare prova di modernità e di rinascente energia» (La Sesia, 14 maggio ’16). In realtà, i contrasti tra socialisti e popolari e quelli interni ai socialisti stessi avevano sin dai primi mesi generato problemi. La Sesia  individua il problema dell’amministrazione di Palazzolo nell’aver fatto l’errore di «asservirsi alle imposizioni del partito socialista. L’amministrazione comunale deve essere imparziale e diretta al benessere del paese, deve agire liberamente (…) questa, invece, prima di tutto prese a norma fondamentale della sua azione l’esame e il controllo preventivo dei vari problemi e delle varie questioni, per parte del Circolo Socialista». Nonostante avesse ottenuto diversi risultati (come l’abolizione di funzioni religiose e la soppressione dell’insegnamento religioso nelle scuole) i socialisti attraverso La Risaia che in due anni di amministrazione nessuna vicenda seria fosse stata affrontata e quindi aveva iniziato a espellere loro compagni, a chiedere le dimissioni di consiglieri popolari perché «indegni della pubblica fiducia» e a provare voti di sfiducia contro il sindaco. Insomma, per La Sesia «l’esperimento del partito socialista, che ha voluto assumere la responsabilità del potere con mezzo di ibride coalizioni, è completamente fallito».


Dall’altra parte dello steccato, anche i socialisti si lamentano per lo stesso motivo con l’amministrazione del comune di Palazzolo. Secondo loro, infatti, l’amministrazione è troppo morbida e poco “socialista”, tanto da ricevere continue critiche dal partito. Agli inizi di maggio i socialisti di Palazzolo si riuniscono e, dopo aver deciso per l’espulsione di alcuni iscritti perché rei di essersi recati a lavorare il primo maggio, discutono «sulla condotta amministrativa dei nostri consiglieri comunali causa di continui disaccordi e dell’attuale crisi comunale» (La Risaia, 11 maggio ’16). La discussione porta alla radiazione dal partito di tre consiglieri: Giuseppe Gagnone, Caio Mocca e Giacomo Poy. Come viene spiegata questa situazione dai socialisti? Sulla Risaia un articolo a firma G. Fiorano racconta come si è giunti a questo punto, con elementi che ricordano molte polemiche a noi contemporanee. «Alla vigilia delle elezioni – si legge – i componenti la maggioranza dell’attuale consiglio comunale, ovunque si passasse ci capitavano continuamente fra i piedi e ci promettevano mari e monti, Roma e toma, accentando qualunque proposta che fosse fatta da un solo elettore. Siccome pel passato queste persone almeno una parte di queste non rappresentava che la minoranza e quindi l’opposizione alla maggioranza allora imperante, gli elettori non potevano farsi un giudizio esatto sulle idee loro» e quindi, di quello che potevano fare. Per questo, secondo i socialisti, erano stati eletti consiglieri poco adatti, anche alcuni che erano stati eletti con appoggio dei socialisti e con la promessa di seguire le direttive dei congressi socialisti e del loro programma. Ma di quel programma solo in parte era stato approvato, mentre per gran parte era stato ignorato. «Da quest’esame noi ci siamo persuasi che non ha mantenute le promesse fatte per riuscire eletta e perciò confermiamo la nostra diffida, cioè che noi non crediamo più che quest’amministrazione meriti la fiducia e l’appoggio morale che abbiamo concesso nel passato» (La Risaia, 18 maggio ’16).

martedì 15 dicembre 2015

Vercelli affronta il problema dell'approvvigionamento del carbone


Con l’avvicinarsi dell’inverno sono diverse le questioni che iniziano a farsi pressanti in città, soprattutto con la guerra ancora in corso. «Il pane caro – descrive il giornale socialista La Risaia - la polenta cara, la salacca e il merluzzo cari, la legna e il carbone cari; dall'altra parte le risorse assai scarse per la mancanza delle braccia più valide al lavoro. Ecco il bilancio preventivo delle famiglie povere, specialmente dei paesi di campagna, che hanno i loro congiunti sotto le armi» (La Risaia, 13 novembre ’15). Questi problemi che assillano la popolazione trovano un minimo di conforto dai sussidi che giungono in parte dal governo e da quelli dei comitati civili, che comunque non sono sufficienti. Per questo, per quanto riguarda alcuni provvedimenti, entrano in gioco anche altre istituzioni. Questo è il caso della Cassa di Risparmio vercellese, che interviene per aiutare le famiglie con gli approvvigionamenti di carbone.

L'onorevole Modesto Cugnolio
Il Carbone e il suo reperimento, necessario per riscaldare le case in vista dell’inverno, con l’avanzare dei giorni sta diventando sempre più un problema, specialmente per le famiglie più povere che non possono permettersi di pagare tanto per questo. La questione viene sollevata in consiglio comunale dai socialisti, che alla fine di ottobre riescono a fermare un provvedimento preso dalla Commissione dell’officina Gas, che aveva deciso di interrompere la vendita diretta del carbone al piccolo consumatore mantenendo solo quella all'ingrosso. Ottenuta questa revisione i socialisti, guidati dall'onorevole Cugnolio, continuano a far pressione sulla Giunta affinché arrivi a una soluzione. Alla fine a fornire una soluzione è la Cassa di Risparmio. «Questo istituto solito a distribuire in beneficenza una rilevante parte dei suoi utili, ha voluto anticipare la sua beneficenza stanziando per l’agitata questione della provvista del carbone lire 16.000» (La Risaia, 13 novembre ’15).  In questo modo, la Cassa di Risparmio: «e venuta nel lodevole venendo in soccorso alle famiglie più povere della città per la provvista del carbone coke, onde facilitarne loro l’acquisto mediante una considerevole riduzione dei prezzi» (La Sesia, 9 novembre ’15).


Il sindaco Piero Lucca
In cosa consiste questo provvedimento preso dalla Cassa di Risparmio? «La Cassa emetterà quattromila buoni da distribuire mille per mese nei quattro mesi più rigidi dell’inverno; ciascun buono varrà per un quintale, da acquistarsi anche a miriagrammi, che sarà dall'acquirente pagato quattro lire meno del prezzo della giornata, perché le quattro lire saranno rimborsate dalla Cassa di Risparmio all'Officina del gas, fornitrice del carbone». A decidere i beneficiari di questo provvedimento saranno i membri di una commissione creata ad hoc dal Comune: «una Commissione di quattro membri, due della maggioranza e due della minoranza, la quale saprà trovare il modo della giusta distribuzione dei tagliandi coi quali si potrà acquistare il carbone a quattro lire meno del prezzo della giornata. (…) Il carbone a prezzo ridotto verrà distribuito prima di tutto alle famiglie dei richiamati bisognose, poi alle vedove ed ai vecchi inabili al lavoro. La commissione non potrà disporre per più di mille quintali al mese. Può tuttavia accadere che stretto dalle circostanze il comune debba provvedere i fondi per completare questo servizio del carbone e forsanche per istituirne altri necessari per combattere il caro viveri come fu già fatto in altre città» (La Risaia, 13 novembre ’15).  

mercoledì 5 agosto 2015

Biella in guerra. Sussidi e stanziamenti delle aziende tessili biellesi



Il 25 maggio, al secondo giorno di guerra, si registrano i primi movimenti di solidarietà delle istituzioni biellesi. In un comunicato la Giunta comunale di Biella richiama i cittadini alla concordia e alla «cooperazione morale e finanziaria di tutti pei provvedimenti necessari allo scopo di alleviare gli inevitabili dolori della guerra». La Giunta ha già deciso di stanziare in bilancio 10mila lire «Per i bisogni creati dallo stato di guerra».
L’assessore Giovanni Viola descrive al consiglio i provvedimenti presi dalla Giunta comunale: per «garantire i nostri soldati biellesi che si pensa e si provvede convenientemente alle loro famiglie – in modo che – […] essi non abbiano mai a voltarsi indietro, col rammarico nel cuore, ma solo per prendere maggior forza ad andare sempre avanti al grido di Viva l’Italia». Viola sottolinea come la somma stanziata è sicuramente insufficiente allo scopo preposto, ma le disagiate condizioni finanziarie in cui versa il Comune non permettono altro. Si fa, quindi, un appello ai cittadini più abbienti affinchè concorrano «con adeguati sacrifizi finanziari e chi più ha e più guadagna, più deve dare; ed il concorso deve essere spontaneo, largo, generoso».
Già la mattina del 24 maggio la Lega Industriale Biellese si riunisce per «Stabilire le norme per la distribuzione dei sussidi ai richiamati». Le ditte biellesi, dopo aver scartato la possibilità di dare agli operai richiamati «un sussidio pari a quello governativo», deliberano di «dare un tanto che, unito al sussidio governativo, s’avvicini – nel caso che non possa uguagliarlo – allo stipendio che l’operaio aveva lavorando».
La ditta Pietro Serralunga dichiarò che a tutti sarebbe stato garantito il mantenimento del posto fino alla fine della guerra. Anche la Banca Commerciale Italiana prese i primi provvedimenti, stabilendo di corrispondere a tutti i suoi richiamati l’intero stipendio per tutto l’anno corrente «con riserva di ulteriori provvedimenti se la guerra continuasse». Nei giorni successivi si hanno notizie di Guido Rota, che decide di elargire mille lire al mese per il resto della guerra, e la Ditta Rivetti Giuseppe e Figli, che aveva appena preso la decisione di stanziare cinquantamila lire.
In mezzo a tutta questa solidarietà ci fu spazio anche per piccola una polemica tra industriali e giornali. Il 28 maggio la Lega smentì le voci che correvano di una delibera della Lega stessa che avrebbe stabilito che le ditte rinunciassero a parte dei compensi provenienti dalle commesse statali per devolverli alle famiglie dei richiamati. «Le cose non stanno così. – afferma la Lega Industriale che spiega – Le prossime ordinazioni pare che il Governo le voglia dare direttamente agli industriali, superando i mediatori; e qualcuno […] ha accennato il proposito di assegnare il maggior profitto che si avrebbe con l’ordinazione diretta alle famiglie dei richiamati. Ci auguriamo che questo proposito, manifestato da qualche industriale, sia il proposito di tutti quegli industriali che assumeranno le nuove ordinazioni». 

I primi sussidi delle aziende tessili biellesi
A una settimana dalla dichiarazione le Leghe prendono decisioni sui sussidi. L’associazione industriale della Valle Strona stanzia dal primo giugno i sussidi: metà stipendio agli impiegati (mensili); L.1,50 al giorno per gli operai con moglie; L.1 per operai celibi. La Lega industriale della Valle del Ponzone delibera invece di «dare un sussidio alle famiglie dei militari richiamati nel modo con le forze che ogni singola Ditta può disporre». La Ditta Loro Totino di Pray decide di corrispondere la metà del salario agli operai fissi, agli impiegati e ai capisala almeno fino al 31 dicembre. Il Maglificio A. Boglietti, più specifico, stanzia invece 0,50 lire al giorno per orfani e celibi; 0,70 lire al giorno per celibi con un solo genitore convivente inabile e di oltre 60 anni: 1 lira a chi ha moglie più 0,40 centesimi per ogni bambino. Simile è il provvedimento dei Fratelli Piacenza di Ponzone, con la sola differenza delle 1,20 lire stanziate per i celibi con genitori inabili. 

Da il Biellese del 26 maggio 2015

lunedì 13 luglio 2015

I socialisti ripongono la bandiera rossa per il tricolore

Il titolo del giornale socialista Avanti! il giorno dello scoppio della guerra
L’entrata in guerra dell’Italia provoca gravi imbarazzi all’interno del partito che fino a quel momento si era battuto più di tutti per il non intervento italiano, quello Socialista. In realtà l’inizio della guerra aveva già causato il fallimento dell’Internazionale socialista poiché i partiti socialisti dei paesi europei, dopo l’agosto del 1914, avevano messo gli interessi nazionali davanti a quelli della classe operaia; lo stesso avviene ai socialisti italiani e di conseguenza anche a quelli Vercellesi.

L'avvocato Modesto Cugnolio,
tra i più influenti politici
socialisti del vercellese
 La Risaia, organo della Camera del Lavoro di Vercelli, ancora il 22 maggio riporta la notizia di una manifestazione nazionale contro la guerra deliberata dalla direzione del partito e tenutasi mercoledì sera 19 maggio presso la Casa del Popolo, dove i membri del partito vercellese avevano spiegato «minutamente ed esaurientemente le ragioni del neutralismo socialista, da non confondersi con quello clericale - che non ha altro scopo che di favorire l’Austria – neutralismo che quindi sparirebbe subito se si trattasse di andare contro la Francia» (La Risaia 22 maggio ’15). Ma già nel consiglio comunale straordinario del 23 maggio i socialisti sono costretti a cambiare strada e a dare il loro appoggio al conflitto. Pur ricordando gli sforzi fatti per evitare l’entrata in guerra italiana, il consigliere e deputato socialista Modesto Cugnolio è costretto ad ammettere che «il volere della maggioranza doveva prevalere sulla minoranza socialista che voleva difendere la pace» (La Risaia 29 maggio ’15). Per questo, da quel momento in poi ogni lotta tra «i lavoratori delle officine e quelli della terra da un lato e dall'altro i detentori del capitale che prendevano per sé troppa parte del frutto del lavoro oggi devono tacere. Dobbiamo nell'interesse di tutti, dei capitalisti come dei lavoratori, impedire che il nemico invada la terra nostra (…). Oggi ogni divisione è finita, non per l’invito di alcuno, ma perché compiuto tutto il possibile per evitare la guerra intraprenderemo con tranquilla coscienza l’opera diventata necessaria» (La Risaia 29 maggio ’15). Lotta di classe e l’unità delle nazioni attraverso l’Internazionale operaia diventano quindi obiettivi ormai secondari di fronte alla necessità di difendere la patria dallo straniero. 

L’ambiguità della posizione socialista, e la difficoltà degli stessi si manifesta apertamente proprio su La Risaia del 29 maggio, che oltre a riportare il discorso di Cugnolio è costretta a riportare anche un’intervista a quest’ultimo, in risposta ai titoli di diversi giornali nazionali che lo indicavano come interventista. Cugnolio si giustifica affermando che i giornali hanno riportato solo parte delle sue idee sovrapponendovi poi un titolo “a sensazione”. In realtà lui ha sempre votato contro la guerra, mentre ora sta solo seguendo le direttive votate dal Partito all'unanimità secondo le quali i socialisti non avrebbero sabotato la guerra ma «avrebbero fatto il loro dovere di cittadini, ciò che del resto doveva presumersi senza bisogno di discussione né di voto» (La Risaia 29 maggio ’15).
L'Avanti! del 24 maggio 1915, giorno dell'entrata
in guerra dell'Italia



lunedì 6 luglio 2015

L'Italia è in guerra! Vercelli si prepara alla nuova "battaglia per l'indipendenza"

Piero Lucca,
sindaco nel 1915
Il 23 maggio 1915 il governo italiano, guidato da Antonio Salandra, dichiara guerra all’impero Austro-Ungarico (e non a quello germanico) sancendo, di fatto, l’ingresso dell’Italia nella Grande guerra. Un ingresso che era già stato deciso un mese prima con il Trattato di Londra (benché segreto) e che era stato a lungo dibattuto nei giorni precedenti. L’annuncio quindi non sorprende più di tanto la popolazione italiana e vercellese che si prepara in vista della guerra imminente. Il 23 maggio viene convocato il Consiglio comunale (con tre consiglieri assenti perché richiamati alle armi) dove vengono varate le prime misure a favore delle famiglie dei militari richiamati e per necessità dovute allo stato di guerra in atto. I primi soldi per queste operazioni vengono raccolti da fondi che la città di Vercelli aveva istituito nel dicembre del 1851 e nel febbraio del 1868 a favore delle famiglie povere e dei feriti nelle guerre di Indipendenza. Il tutto per un totale di 44.700 lire. Il resto della seduta si limita a una serie di discorsi in cui tutti i partecipanti, compresi il gruppo dei socialisti (nei giorni precedenti sempre schierati verso il non intervento) che inneggiano all'unità nazionale e affermano che si stringeranno «intorno al vessillo tricolore per la difesa della patria, e riprenderemo a guerra finita la rossa bandiera dell’Internazionale» (La Sesia 25 maggio ’15). Mentre si sta svolgendo la seduta, fuori dal municipio parte della popolazione dà vita a una manifestazione patriottica spontanea, cui si uniscono Sindaco e consiglieri una volta terminata la seduta del Consiglio.
Monumento a Vittorio Emanuele II 
Monumento a Garibaldi
Questa non è l’unica delle manifestazioni che vengono organizzate nella città di Vercelli in quei giorni. Il 24 maggio, presso la chiesa di S. Agnese si tiene una celebrazione «per i nostri soldati e per la patria – in cui, alla presenza della Giunta, si pregò – invocando la vittoria per le armi italiane ed auspicando alla maggior grandezza della patria»(La Sesia 25 maggio ’15) a cui segue, quasi paradossalmente, la lettura della preghiera del Pontefice per la pace. Terminata la celebrazione fu la volta di una manifestazione patriottica a cui, oltre a tutta l’amministrazione comunale e associazioni varie spicca la presenza di un gruppo «dei garibaldini due quali in divisa, e quello dei vecchi del ricovero veterani delle battaglie dell’Indipendenza» (La Sesia 25 maggio ’15). Le glorie del risorgimento sono poi protagoniste anche del corteo che si snoda lungo le vie principali della città, sostando al municipio per «deporvi le corone ai monumenti a Vittorio Emanuele, Garibaldi, Carlo Alberto, Umberto I e Cavour, davanti ai quali disse patriottiche e applaudite parole il sindaco senatore Lucca» (La Sesia 25 maggio ’15); percorso che già alcuni studenti avevano spontaneamente seguito il giorno prima dopo il Consiglio comunale e che sottolinea quanto l’interpretazione della guerra (non a caso dichiarata solo all’Austria) come “Quarta guerra d’indipendenza” fosse radicata in parte della popolazione.
Monumento a Cavour
Monumento a Carlo Alberto

Monumento a Umberto I